Sessioni dal vivo · Trascrizioni
Il giovedì del Corpus
Le serate del giovedì: sessioni di lettura e approfondimento dal vivo, trascritte e rilette attraverso il metodo del Corpus Sibaldianum.

Ma chi l'ha detto che è così?
Il 15 ottobre la serata parte dall'articolo su HaHaHeʼeL e da una frase che chiude ogni discorso: le cose stanno così. Descrive ciò che c'è e, su ciò che potrebbe esserci, dà un verdetto senza averlo chiesto a nessuno. Da lì un solo filo, il possibile: quanto costa portarlo in una forma che altri possono respingere, e che cosa gli succede se resta al riparo.

Il “come” lo metti tu
L'8 ottobre la serata non parte da un'energia né da un testo preparato: parte dalla chiacchiera, e a un certo punto la domanda passa da che cosa facciamo a come guardiamo ciò che facciamo. Un semaforo che c'è per tutti ma che, per chi non lo nota, non esiste nella propria esperienza; un agente 007 che sa quale personaggio sta usando; il principio del “un po' di meno”, registrato dopo la fine.

Ottieni sempre e solo quello che vuoi
Il 1 ottobre il gruppo rilegge “Mollare per ottenere”, ma la lettura si interrompe presto: una platea che, a guardare bene, è vuota, una fermata del tram dove da trent'anni non passa niente, qualcuno che vorrebbe giocare meglio a tennis e non smette di mangiare dolci. Da lì, un principio che il conduttore ripete: si ottiene sempre e solo ciò che si vuole.

Non è la forma che cerchi
Un monitor consegnato in ritardo, un pannello solare che si rompe appena montato, un balcone chiuso da trent'anni. Da qui il gruppo arriva a una domanda che l'articolo su #36 MaNaDèʼeL pone in modo diretto: quando perdiamo qualcosa, che cosa stiamo davvero cercando di recuperare?

Quello che non vedi tiene in piedi quello che vivi
Guardiamo gli effetti — un litigio, un automatismo, una risposta che si ripete — senza vedere la struttura che li produce. La serata del 17 settembre ha usato sé stessa come dimostrazione: non si vede la struttura attraverso cui si guarda mentre la si sta usando.

Non sei il re, sei il cardinale
Quando la competenza cresce abbastanza da diventare indistinguibile dal carattere, il servizio può trasformarsi in possesso — e chi è dentro al meccanismo fatica a vederlo. La serata del 10 settembre 2026 ha seguito quel confine, con Richelieu come specchio e LeHeḤiYaH come chiave.

Prima che la misura diventi difesa
WaŠaRiYaH chiude il coro delle Dominazioni: il limite che la giustizia si impone. In una serata densa, il Corpus esplora la domanda al centro di questa energia — stai difendendo una causa giusta, o stai difendendo te stesso? — e la distinzione tra bene/male e giusto/sbagliato che Sibaldi recupera dalla lettura filologica della Genesi.

Fare per fare
Il 27 agosto il gruppo studia WaSaRiYaH, l'energia del movimento orientato da uno scopo. Ma prima di arrivare alla direzione, qualcuno ha notato di abbassare la voce quando chiede il permesso di passare. Da lì, la serata.

Decidere di avere torto
Il 20 agosto il gruppo rilegge ad alta voce un approfondimento appena rivisto sull'egocentrismo nascosto — e la lettura, frase dopo frase, diventa lo specchio della serata. Tra un copione mai consegnato agli altri e un cassetto rotto per rabbia, la stanza arriva a una sola domanda: si può decidere, in anticipo, di avere torto?

Il gusto dell'arrabbiatura
Il 13 agosto qualcuno porta in stanza un'arrabbiatura in corso — reale, personale, non ancora risolta. Un messaggio inviato al gruppo durante la settimana sulla differenza tra ira e rabbia diventa lo specchio. La serata si accorge quasi subito che il problema non è capire la distinzione, ma smettere di trovare utile ciò che fa male.

Continuare a fare domande
Una partecipante si collega da una struttura di ricovero. La stanza lavora su conosci te stesso, mollati, me ne fotto. Poi si apre l'articolo su Socrate e YeRaTeʼeL — e la serata si accorge di aver già percorso la stessa strada.

La porta che non c'era
Giovedì 30 luglio 2026. Il gruppo apre l'articolo sulle sette malattie dell'atteggiamento invece del profilo angelico. Nel giro di pochi minuti, la stanza comincia a diventare uno specchio di ciò che il testo descrive.

Il porto senza cancelli
Il 9 luglio il gruppo si è ritrovato con l'articolo su YeYaYʼeL aperto sullo schermo. Quello che è successo dopo è difficile da separare dal testo — e forse è proprio questo il punto.