
Elaborazione del Corpus
tramite
Il gesto delle Virtù: far passare ciò che sta al centro fino a dove serve, senza trattenerlo — non un intermediario che sta in mezzo, ma un passaggio che porta.
Nel Corpus Sibaldianum, tramite è il nome che il Corpus dà al gesto del coro delle Virtù: portare ciò che sta al centro — una fede, una forma, una forza — fino al punto in cui serve, e lasciarlo andare senza trattenerlo. Il tramite non coincide con ciò che trasporta e non si ferma a metà strada: il suo compito si compie quando l’altro riceve.
Il termine è un’elaborazione del Corpus. In Lenain non si trova: Lenain dice che le Virtù, per mezzo delle quali Dio produce «les métaux et tout ce qui existe dans le règne minéral», appartengono al sesto ordine e hanno come attributo thiphereth, «beauté, soleil, splendeur», ma non parla di tramite né di mediazione. In Sibaldi la parola compare anche in senso comune, ad esempio per i protetti di Harahe’el, che si sentono «tramite» e «porte» attraverso cui ciò che è dimenticato o non ancora scoperto giunge nella loro epoca (Libro degli angeli): non è qui usata come termine tecnico del sistema. Il Corpus lo fissa come termine tecnico per nominare il gesto che le otto voci del coro condividono.
Da dove nasce la lettura
Fonti ottocentesche (d’Olivet, 1815): la lettera chiave del coro è la Waw (ו), la sesta, corrispondente al sesto ordine nella struttura di Lenain. D’Olivet ne dà una definizione che riguarda ciò che la lettera fa: «l’image du nœud qui réunit, ou du point qui sépare le néant et l’être. C’est le signe convertible universel, le signe qui fait passer d’une nature à l’autre» (Grammaire hébraïque, cap. III §II, pp. 37–38).
Lettura moderna (Corpus Sibaldianum): il Corpus legge in quella definizione la funzione di un passaggio: la Waw non è un contenuto ma un nodo che congiunge, e il coro che porta la sua lettera è letto di conseguenza. È il passo dal livello della fonte (la lettera che «fa passare») al livello del Corpus (il coro che fa da tramite): d’Olivet non parla di cori, e il passaggio è dichiarato come lettura del Corpus.
Che cosa il tramite non è
Non è un intermediario nel senso comune, cioè qualcuno che sta tra due parti e vive di quella posizione. Il tramite delle Virtù non trattiene: ciò che passa per lui arriva altrove. Non è nemmeno la distinzione delle Potestà, che separa e delimita: il tramite viene dopo quel confine e porta oltre ciò che il confine ha definito.
Il tramite ha un controcanto, che il Corpus non esclude: Thiphereth può essere letta anche dall’altra direzione, non come ciò che passa attraverso ma come la forma centrale che si riconosce quando tutto confluisce al centro. Le due letture sono due modi di guardare lo stesso centro.
Lettura operativa
Note
Il termine malakim non va automaticamente tradotto con «messaggeri» per giustificare la lettura del coro come tramite. Lenain identifica malakim con il «chœur des vertus» e non ne sviluppa una glossa lessicale; la terminologia angelologica di Agrippa appartiene a un’altra fonte e non costituisce la base etimologica della lettura del Corpus. Che il coro faccia da tramite è una lettura del Corpus.
Vedi anche: Waw, centro, la forma ricevuta, Sephirah.
Per approfondire
Le Virtù — Malakim sviluppa il gesto del coro e le otto variazioni (da pubblicare).