
Lettera ebraica
Zayin (ז)
Il dardo che tende a uno scopo: ciò che, dopo essere stato visto e messo in forma, si dirige verso un fine.
Le fonti ottocentesche
Fabre d'Olivet (1815)
Fabre d'Olivet (1815): «Comme symbole, il est représenté par le javelot, le trait, la flèche, tout ce qui tend à un but : comme signe grammatical, c'est le signe démonstratif, image abstraite du lien qui unit les choses» (Vocabulaire radical, p. 43).
Lettura di Igor Sibaldi
Igor Sibaldi (Agenda degli angeli, 2012), a proposito di YeYaSeʼeL, scrive che la S simboleggia il raggio di luce, la freccia che è stata scoccata.
Fonte
Antoine Fabre d'Olivet, La langue hébraïque restituée, Paris, 1815
La Zayin (ז) è, in d’Olivet, la lettera dello scopo, ma la sua definizione ha due facce, e il Vocabulaire radical le tiene insieme: «Comme symbole, il est représenté par le javelot, le trait, la flèche, tout ce qui tend à un but : comme signe grammatical, c’est le signe démonstratif, image abstraite du lien qui unit les choses» (p. 43) — come simbolo è rappresentato dal giavellotto, dal dardo, dalla freccia, da tutto ciò che tende a uno scopo; come segno grammaticale è il segno dimostrativo, immagine astratta del legame che unisce le cose.
Nella Grammaire hébraïque la tavola delle immagini (p. 34) la dà come «Un bâton, une flèche, un arc ; les armes, les instrumens de l’homme : tout objet allant à un but» — un bastone, una freccia, un arco; le armi, gli strumenti dell’uomo: ogni oggetto che va verso uno scopo. A p. 38 la stessa lettera ha la definizione del segno dimostrativo: «Signe démonstratif : image abstraite du lien qui unit les choses : symbole de la réfraction lumineuse».
Nota filologica: in francese trait è il dardo, ed è così che lo usa d’Olivet. Il secondo senso, il segno che la mano lascia disegnando, non è di d’Olivet: l’accostamento è del Corpus.
Standalone si scrive «Zayin (ז)».
Lettura operativa
#40 YeYaSeʼeL
Fonti ottocentesche (d’Olivet, 1815): Nel nome ייזאל la Zayin occupa la terza posizione e chiude la sequenza Yod–Yod–Zayin, seguita dal suffisso ʼeL. D’Olivet la dà come simbolo «le javelot, le trait, la flèche, tout ce qui tend à un but» (Vocabulaire radical, p. 43).
Lettura del Corpus: Nella sequenza Yod–Yod–Zayin il Corpus legge nella Zayin il dardo che tende a uno scopo: il terzo passo dopo il potenziale e la mano tesa. Il cortocircuito, nella lettura del Corpus, compare quando il tratto parte senza più rapporto con lo scopo. Il Corpus sceglie la definizione della freccia e non quella del segno dimostrativo, e dichiara la scelta. Il «vedere» che Sibaldi collega alla Y non è di d’Olivet; l’accostamento di trait al tratto del disegno è del Corpus.