Immagine di copertina — Dio clemente («Dieu clément»)

Mandato

Dio clemente («Dieu clément»)

Nel Corpus, la clemenza non è assenza di forza: è la forza che mantiene la distanza tra ciò che potrebbe fare e ciò che effettivamente fa. L'attributo di LeHeḤiYaH indica un esercizio del potere che non confonde la propria capacità con il proprio mandato.

Le fonti ottocentesche

Lenain (1823)

Lenain (1823): «Dieu clément» — attributo del trentaquattresimo genio, LeHeḤiYaH. Il genio «domina sui capi coronati, i principi e i nobili; mantiene tra loro l'armonia, la buona intesa e la pace.»

Ottocento (Lenain, 1823):

L’attributo Dieu clément — Dio clemente — appartiene a LeHeḤiYaH, trentaquattresimo dei settantadue geni. Lenain lo colloca come genio che «domina sui capi coronati, i principi e i nobili» e «mantiene l’armonia, la buona intesa e la pace» tra loro. Chi nasce sotto questa influenza, scrive Lenain, diventerà celebre per i propri talenti e le proprie azioni, e otterrà la fiducia del principe attraverso la devozione e la fedeltà.

Nel Corpus:

L’attributo Dieu clément introduce una distinzione che il Corpus Sibaldianum legge come il nucleo dell’energia: la clemenza non è mancanza di forza — è la forza che conosce se stessa abbastanza da scegliere di non usarsi per distruggere. La forma operativa è quella dell’armistizio: non la pace, che presuppone l’accordo, ma la sospensione della distruzione in nome di qualcosa che entrambe le forze riconoscono come superiore a loro stesse.

Lettura moderna:

Nel Corpus, la clemenza come dominio di LeHeḤiYaH è letta come il segno che la forza non ha perduto il proprio orientamento: non serve il suo portatore, serve il mandato. Chi esercita una forza clemente non si è impossessato di essa — riconosce ancora il mandato che la fonda.

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