
Elaborazione del Corpus
Dardo e tratto («le trait»)
In d'Olivet il dardo che tende a uno scopo; nel Corpus anche il segno che la mano lascia disegnando. Il secondo senso è una scelta del Corpus.
Le fonti ottocentesche
Fabre d'Olivet (1815)
Fabre d'Olivet (1815): «représenté par le javelot, le trait, la flèche, tout ce qui tend à un but» — rappresentato dal giavellotto, dal dardo, dalla freccia, da tutto ciò che tende a uno scopo (Vocabulaire radical, p. 43).
Fonte
Antoine Fabre d'Olivet, *La langue hébraïque restituée*, Paris, 1815.
In francese trait ha due sensi: è il dardo e, per estensione, il segno che la mano lascia disegnando. D’Olivet lo usa nel primo senso, come immagine della lettera Zayin.
Fonti ottocentesche
Fonti ottocentesche (d’Olivet, 1815):
«représenté par le javelot, le trait, la flèche, tout ce qui tend à un but» — rappresentato dal giavellotto, dal dardo, dalla freccia, da tutto ciò che tende a uno scopo (Vocabulaire radical, p. 43). Nella voce della radice ZA, nello stesso Vocabulaire (p. 43), accosta «un trait ; un rayon lumineux ; une flèche, un reflet» — un dardo; un raggio luminoso; una freccia, un riflesso.
Sfumature per energia
# 40 YeYaSeʼeL
Fonti ottocentesche (d’Olivet, 1815): trait è il dardo, tutto ciò che tende a uno scopo.
Lettura moderna (Corpus Sibaldianum): il secondo senso, il tratto del disegno, non è di d’Olivet: l’accostamento è del Corpus, e da qui viene la formula dell’articolo, «YeYaSeʼeL trasforma la visione in tratto». «Bersaglio» viene dalla freccia di Zayin e dalla formula di Sibaldi, non dalle fonti su Giacometti.