Immagine di copertina — Kaph (כ)

Lettera ebraica

Kaph (כ)

La mano che contiene — la forma che accoglie e trattiene, trasformando ciò che riceve in una forma utilizzabile.

Le fonti ottocentesche

Fabre d'Olivet (1815)

Fabre d'Olivet (1815): «il représente tout objet creux, en général; et en particulier, la main de l'homme à demi fermée» — rappresenta ogni oggetto cavo in generale; e in particolare la mano dell'uomo semichiusa. Segno assimilativo: «c'est une sorte de moule qui reçoit et communique indifféremment toutes les formes» — uno stampo che riceve e comunica indifferentemente tutte le forme.

Sfumature per energia

# 18 KaLiYʼeL

Lettura moderna (Corpus Sibaldianum): la mano che contiene — la capacità di raccogliere e custodire ciò che serve prima di agire, il momento che precede il gesto.

# 21 NeLKaʼeL

Lettura moderna (Corpus Sibaldianum): la mano semichiusa che riprende il marchio ricevuto e lo ri-forma in senso proprio. Non la mano che cancella, non la mano che si lava — lo stampo che assimila ciò che gli è dato e lo restituisce trasformato, con la propria impronta. Il rischio speculare: la presa che non si apre mai, che trattiene il marchio senza mai restituirlo in forma propria.

# 31 LeKeBeʼeL

Lettura moderna (Corpus Sibaldianum): Kaf è la seconda lettera della radice לכבאל (Lamed–Kaf–Bet). Nel Corpus, occupa la posizione della misura e della verifica: il momento in cui l’intuizione (Lamed) viene afferrata, trattenuta, sottoposta a esame. Non ancora la struttura trasmissibile — ma già la presa che le dà la possibilità di esistere. L’uso sistematico della bilancia di precisione nel laboratorio di Lavoisier è, nella lettura del Corpus, il gesto fisico della Kaf applicata alla chimica: la mano che chiude intorno all’invisibile per dargli una forma verificabile. Il rischio speculare: la presa che non si apre — contenere senza restituire, comprendere senza portare fuori ciò che si è compreso.

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