Immagine di copertina — Alef (א)

Lettera ebraica

Alef (א)

Il principio prima della forma: la potenza non ancora orientata, che acquisisce direzione attraverso il movimento delle lettere successive.

Le fonti ottocentesche

Fabre d'Olivet (1815)

Fabre d'Olivet (1815): segno dell'unità e del principio; potenza originaria non ancora determinata nella manifestazione. Prima delle tre lettere-madri.

Sfumature per energia

# 17 LaʼaWiYaH

Fonti ottocentesche (d’Olivet, 1815): il geroglifico dell’unità e del principio — la potenza non ancora orientata.

Lettura moderna: il punto di partenza indifferenziato — l’energia prima che scelga una direzione, prima ancora del tormento che la costringerà a diventare conoscenza.

# 22 YeYaYʼeL

Fonti ottocentesche (d’Olivet, 1815): «signe de la puissance et de la stabilité» — segno della potenza e della stabilità. Unito alla Lamed forma la radice ʼeL: «l’élévation, la force, la puissance, l’étendue» — elevazione, forza, potenza, estensione. Nel nome divino, la radice ʼeL concentra l’idea di elevazione, forza e potenza estesa.

Lettura moderna: in YeYaYʼeL l’Alef compare nel suffisso ʼeL — non come lettera autonoma della radice ma come fondamento strutturale che raccoglie i tre piani della triplice Yod. Nel Corpus, l’Alef viene letta come principio di raccolta e stabilizzazione: non elimina il movimento, ma gli fornisce un asse.

# 26 HaʼaʼiYaH

Fonti ottocentesche (d’Olivet, 1815): Aleph è il principio-capo, il primo essere, la potenza originaria da cui tutto procede. Nel nome HaʼaʼiYaH la lettera si raddoppia nella radice (He–Aleph–Aleph): uno dei due soli casi tra i settantadue in cui Aleph compare due volte nel nome base. L’altro caso è # 7 ʼAKaʼaYaH.

Lettura moderna (Corpus Sibaldianum): Il Corpus interpreta la doppia Aleph come una doppia presenza del principio: una fondazione ripetuta che sostiene la struttura senza ridurla a un unico centro — capace di reggere la pressione delle strutture collettive, delle relazioni tra potenze, delle convenzioni che nessuno costruisce da solo.

# 28 ŠeʼeHaYaH

Fonti ottocentesche (d’Olivet, 1815): «signe de la puissance et de la stabilité. Les idées qu’il exprime sont celles de l’unité et du principe qui la détermine» — segno della potenza e della stabilità; le idee che esprime sono quelle dell’unità e del principio che la determina.

Lettura moderna (Corpus Sibaldianum): Nel nome שאהיה, l’Aleph si trova nella struttura interna del nome come elemento di passaggio tra la forza iniziale della Šin e l’apertura della He. Nel linguaggio simbolico del Corpus, l’Aleph rappresenta ciò che permette al movimento di non disperdersi: il principio di tenuta che precede l’azione.

# 30 ʼOMaʼeL

Fonti ottocentesche (d’Olivet, 1815): «il exprime la puissance, la stabilité, la continuité» — segno della potenza, della stabilità e della continuità. Immagine geroglifica: l’uomo universale, l’essere dominatore della terra, il principio che centralizza.

Lettura moderna (Corpus Sibaldianum): In ʼOMaʼeL l’Aleph è il primo momento della radice trilittera Aleph–Waw–Mem. Nel modello del Corpus non è un’azione: è la condizione che rende possibile l’azione — il punto fermo da cui il processo generativo può partire senza perdersi. Nel modello del Corpus, l’Aleph di ʼOMaʼeL non produce la forma: la precede. Il cortocircuito non si localizza nell’Aleph — che rimane stabile — ma nel passaggio: quando la Waw si chiude, ciò che ha origine nell’Aleph non raggiunge la Mem, e il principio rimane inutilizzato.

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